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Palazzo Rusca Il monumento piu` noto del paese e` il palazzo Rusca. Il nome ricorda gli ultimi proprietari nobili. Esso e` il risultato finale di ampliamenti successivi. Il nucleo piu` antico era la casa padronale che il sigor Giorgio Belbello, nobile pavese, possedeva in Trivolzio, citata in un documento del 1590. La casa primitiva, a pianta rettangolare, fu costruita dallo stesso Giorgio Belbello o forse dallo zio Giovanni Matteo, morto senza figli nel 1580. Passo` in seguito ai Maestri e poi ai Grugni.

Cristoforo Grugni divenne feudatario di Trivolzio, Trovo, Torrino con Barera, Molino Vecchio, Divisa e Montebello. Il figlio Francesco Grugni acquisto` anche il titolo di marchese. Ebbe dalla moglie, contessa Maria Anna Vecchi, un`anica figlia Clara, che sposo` il conte Carlo Gerolamo Rusca ed eredito` tutti i beni, compresa la casa di Trivolzio col gran giardino. Alla sua morte, nel 1758, li trasmise ai figli Giannantonio e Bernardo.

Nel 1763 il Vescovo di Pavia concesse ai fratelli conti Giannantonio, Franchino, Bernardo ed Antonia Rusca del fu Carlo Gerolamo, milanesi, di far celebrare Messe negli oratori privati delle loro casa d'abitazione in Pavia e Diocesi. La facolta` era stata richiesta a favore dell'oratorio posto nel loro palazzo di Trivolzio. Il Vescovo diede incarico ai primi di dicembre del 1762 al curato di Trivolzio di visitare quell'oratorio onde verificarne la conformita`. L'ancona dell'altare raffigurava San Gerolamo.

La casa rimase ai Rusca per quasi due secoli. Ultima della famiglia fu la signora Carolina, che succedette alla propria madre nel 1906 (l'usufrutto era riservato al padre, cavaglier Carlo Rosenek, morto nel 1913). Carolina Rusca mori nel 1944 lasciando erede testamentario Carlo Enrico Sironi. Questi vendette la proprieta` nel 1959 ad Anna Maria Farina. Il resto e` storia dell'ultimo decennio.

Il palazzo Rusca, grazie all'ampia area verde che ha potuto conservarsi e al fatto d'essere stato ininterrottamente residenza signorile, e` rimasto il piu` rappresentativo monumento di architettura civile di Trivolzio. Verso la strada principale, esso offre sul muro esterno una bella meridiana, ad ore italiche, che pero` richiederebbe un nuovo gnomone, al posto del vecchio ormai distrutto. L' orologio era visibile da fuori al villaggio, indicava quante ore mancavano al tramonto, era infatti consuetudine che le porte del villaggio venissero sbarrate mezz' ora dopo il tramonto.

L'orologio italico e` di lettura piutosto complessa, specie ai giorni nostri, tuttavia dal punto di vista speculativo e` uno strumento concepito in modo molto intelligente: al variare delle stagioni si adegua automaticamente, senza bisogno di correzioni, alla durata variabile del giorno.





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